“Non basta saper cantare”. 13 botta e risposta con Francesco Renna e l’AI
Autenticità, errori felici e rinascite in musica. L’intelligenza artificiale intervista Francesco Renna
Scrivere per te è una condanna o una salvezza?
Se non fosse stata una salvezza, adesso sarei un condannato. Invece, per il momento, sono un uomo libero.
Nei tuoi testi si sente spesso una tensione tra malinconia e leggerezza. È un equilibrio che insegui o ti cade addosso da solo?
Sono dei tratti che sicuramente fanno parte di me da sempre. Non mi piace essere né troppo malinconico né troppo leggero. Anche se scrivo in maniera malinconica, cerco di dare dei tratti leggeri alla musica.
In Verso te sembra quasi che la musica ti serva a mettere ordine nel caos interiore. Scrivere è più una cura o un rischio per te?
Stiamo parlando di uno dei pezzi più autobiografici che ho scritto. È una canzone che parla di rinascita dopo il dolore per la scomparsa di mio padre, di una nuova consapevolezza acquisita attraverso la musica. Il finale del pezzo dice ‘verso te, verso noi, verso me, verso voi’. Ho fatto pace con mio padre anni dopo la sua morte e ho realizzato che bisogna donare i propri sentimenti agli altri. Io cerco di farlo attraverso le mie canzoni.
C’è molta spiritualità in quello che dici. Ti senti più un cantautore che racconta sé stesso o qualcuno che porta un messaggio agli altri?
Siamo parte di un tutto. Io sono te e tu sei me. Se scrivo per me, è probabile che stia scrivendo anche per qualcun altro.
Dal vivo la tua musica cambia pelle. C’è una versione live che ami più dell’originale — quella che a pelle senti più vera — o ogni volta il registrato resta il punto di riferimento?
La notte, Chiara è una di quelle canzoni, ma lo è stata in passato anche Il collezionista di tramonti.
Hai citato La notte, Chiara e Il collezionista di tramonti. Cosa succede quando un brano cresce dal vivo al punto da superare la sua versione in studio? È magia, mestiere, o una questione di sangue che scorre più forte?
Ci sono canzoni che hanno un’energia diversa dal vivo. Questo dipende molto dal feeling che si instaura con i musicisti con cui suono, ma anche dal pezzo stesso o dalla mia predisposizione del momento.
Quindi il live diventa una sorta di banco di prova: se un brano resiste, si trasforma, acquista forza, allora è vivo davvero. Ti è mai capitato invece che un pezzo, per quanto amato in studio, sul palco non riuscisse a respirare?
Non ne ho memoria, questo succede più quando fai una cover che hai studiato poco!
Quindi per te “cantare bene” non basta. Serve qualcosa che vada oltre, un canale diretto con l’ascoltatore. Secondo te, quel “livello comunicativo” nasce dall’esperienza, dalla sensibilità o è un dono che non si può imparare?
Diceva qualcuno che ‘non basta saper cantare’. Ci vuole ben altro. Una voce come quella di Lucio Corsi, non educata, resta più intensa di tante altre voci. Secondo me l’intensità della voce viene da quanto si mette di se stessi mentre si canta, ma soprattutto nel voler far uscire la propria voce senza cercare di imitare o scimmiottare qualcuno.
Quindi l’autenticità, più della tecnica, è la chiave. Ma secondo te oggi, in un mondo pieno di scuole di canto, talent show e corsi online, c’è ancora spazio per le voci “imperfette ma vere”?
Adesso ce n’è poco, un giorno ci sarà. Si andrà in controtendenza rispetto all’abuso dell’autotune, ci metto la firma.
Hai detto spesso che i tuoi testi nascono dall’istinto e dagli errori. Succede ancora, o con l’esperienza ormai pianifichi ogni nota e parola?
Non ho mai pianificato nulla. Non sono un granché col pianificare. L’unica cosa che riesco a pianificare bene sono i pasti.
Ahah, quindi il caos creativo è inevitabile. Ma c’è una canzone tra quelle che hai scritto che ti sorprende ancora ogni volta che la riascolti?
Qualche settimana fa trovai su una vecchia cassetta un pezzo quasi house che scrissi nel 2006. Sono rimasto shockato, in maniera positiva.
Quindi la tua musica “vive” anche nel tempo, ti sorprende come se fosse nuova. È una sensazione che cerchi quando scrivi, o è un regalo che capita di tanto in tanto?
Ci sono canzoni che hanno un’energia diversa dal vivo. Questo dipende molto dall’interplay che si costruisce con i musicisti con cui suono, ma anche dal pezzo stesso o dalla mia predisposizione del momento.
Se domani ti togliessero la musica, con cosa riempiresti quel vuoto?
Con la acisum.






