Brother Robert: la vera storia di Robert Johnson
Recensione del libro di Annye C. Anderson
Nel mare di miti, patti col diavolo e contorni torbidi che da quasi un secolo avvolgono la figura di Robert Johnson, mancava un pezzo fondamentale: la verità quotidiana, quella vissuta tra le pareti di casa, raccontata con la voce di chi con lui ha condiviso l’infanzia e gli affetti. Brother Robert di Annye C. Anderson — sorellastra del leggendario bluesman — fa esattamente questo: riempie un vuoto enorme non solo nella storiografia di Johnson, ma nell’intera memoria storica del blues.
Nota editoriale: Ad oggi, Brother Robert non è mai stato tradotto in italiano. Un vero peccato per l’editoria nostrana, perché si tratta della testimonianza più autentica, viva e priva di sovrastrutture mai pubblicata su Robert Johnson.
La vera forza del racconto di Annye sta nel lavoro di smitizzazione dell’artista, un processo che non ne ridimensiona la grandezza, ma al contrario la sublima riumanizzandolo. Il Robert che emerge dalle sue pagine non è la figura maledetta e spettrale cara alla retorica del “Crossroads”, ma un ragazzo pulito, curioso e gioioso, profondamente legato alla famiglia. Un giovane segnato dalle complicazioni con i genitori biologici durante l’infanzia e dalla ricerca del padre, ma sempre circondato dall’affetto del padre adottivo (il padre di Annye), dalla madrina e dall’amore viscerale per i suoi fratellini.

Il dolore sordo della famiglia: l’abbandono dei “presunti amici” e il mistero della tomba
Un aspetto cruciale di Brother Robert — quasi sempre trascurato dai ricercatori e dalla storiografia ufficiale — è il carico di sofferenza umana patito dai suoi cari al momento della sua prematura scomparsa a soli 27 anni. Annye non risparmia dure critiche ai cosiddetti “presunti amici” e compagni di strada del Delta, come Robert Lockwood Jr. e Johnny Shines. Nonostante la vicinanza, la famiglia venne informata della morte di Robert soltanto due settimane dopo il decesso, quando il giovane era già stato sepolto lontano da casa, in fretta e in solitudine.
A questo trauma si aggiunse la beffa di non aver mai potuto piangerlo su una tomba certa: l’incertezza sul luogo esatto della sua sepoltura (con ben tre diversi siti commemorativi contesi nel Mississippi) ha represented una ferita aperta per decenni. Un dolore concreto e familiar troppe volte soffocato dalle romanticherie sul “mito del bluesman maledetto”.
Le radici familiari, Charlie Dodds Spencer e gli appetiti legali
Un merito straordinario del libro è la chiarezza con cui ricostruisce l’intreccio familiare e la figura chiave di Charlie Dodds. In seguito a una grave lite a Hazlehurst nel 1906, Dodds dovette fuggire a Memphis cambiando il proprio cognome in Spencer. Sua madre Julia inviò il giovane Robert a Memphis proprio da Charlie, che fu una figura paterna fondamentale e che gli insegnò i primissimi rudimenti della chitarra.
Il racconto di Annye fa luce anche sui contorni più oscuri e predatori della storiografia e dell’industria discografica. Figure come Steve LaVere e Mack McCormick hanno ampiamente approfittato della situazione e della vulnerabilità della sorella Carrie – altra figura importantissima nella vita di Robert Johnson – cercando di accaparrarsi e sfruttare diritti editoriali ed ereditari che non gli appartenevano. A questo si aggiunge la complessa vicenda giudiziaria di Claude Johnson: riconosciuto ufficialmente dai tribunali come figlio ed erede legittimo di Robert, Claude non ha mai voluto sottoporsi al test del DNA, lasciando aperta un’ombra di dubbio che all’interno della famiglia stretta non è mai stata dissipata.
Dalla ricerca storica alla canzone: il legame con Guidami Eshu
Per me, la lettura di questo libro ha un valore doppiamente speciale. Già nel 2016, quando pubblicai il brano e il video di Guidami Eshu, cercavo di raccontare proprio questo lato umano e doloroso di Robert Johnson. L’ispirazione nacque allora dallo studio del fondamentale lavoro di Fabrizio Poggi, Angeli perduti del Mississippi, che mi spinse a indagare la sofferenza reale di Johnson: la perdita tragica e prematura della giovanissima moglie e del bambino, seguita dall’accusa devastante da parte della famiglia di lei, convinta che quella tragedia fosse una “punizione” per via della sua musica blues. Un trauma umano scioccante che ha segnato la sua vita e che troppe volte è stato insabbiato dal folklore.
In Guidami Eshu ho voluto decostruire anche l’equivoco teologico e culturale del “patto al crocicchio”. Nella cultura africana di origine Yoruba, la figura di Eshu è quella del trickster, la divinità protettrice dei crocevia che ti mostra la strada e fa da intermediario, tradizionalmente rappresentata dai colori rosso e nero. Quando la cultura cattolica dei piantatori si è scontrata e fusa con i culti sincretici dell’Africa occidentale, l’immaginario del diavolo (il “rosso”) si è sovrapposto a quello di Eshu. Il custode del crocevia si è trasformato così nell’entità demoniaca a cui vendere l’anima per il talento in cambio della dannazione eterna.
Studio, radici e dignità musicale
Anche sul piano strettamente musicale, il libro smentisce la narrazione dell’ispirazione diabolica giunta dal nulla. Johnson era un ragazzo istruito. La sua tecnica fenomenale era frutto di uno studio costante: dal testo emerge chiaramente il rapporto di esercizio continuo con il fratellastro Son, ottimo pianista attivo nella scena di Memphis e in giro per gli Stati Uniti, da cui Robert ha assorbito passaggi pianistici che ha poi riportato sul suo strumento. Era inoltre un grande fan della musica country, suonava divinamente l’armonica ed era capace di fare lo yodel. Annye ricorda che spesso ascoltava il fratellastro suonare per i bambini del quartiere canzoni come She’ll be coming around the mountain, John Henry o Mary had a little lamb.
Ike Zimmerman ebbe sicuramente un grande impatto sulla formazione di Robert Johnson, ma credo che lo abbia principalmente aiutato a mettere a fuoco concetti e tecniche che aveva approfondito meno.
I Remaster audio: ridare voce alla storia
La passione per la verità storica su Robert Johnson mi ha spinto a spingermi oltre la narrazione scritta e musicale. Lo scorso anno ho lavorato personalmente a un progetto unico: la creazione di una playlist con i remaster audio del repertorio di Robert Johnson. Credo di essere stato il primo al mondo a svolgere un lavoro di restauro e riequalizzazione di questo materiale. Per restare aggiornati sull’uscita dei prossimi remaster, iscrivetevi al canale Blue Garret.
Conclusione e Dove Acquistare il Libro
Brother Robert è una lettura imprescindible per chiunque ami il blues. Restituisce dignità e concretezza a un uomo che prima di diventare leggenda è stato un figlio, un fratello e un musicista straordinario.
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